works                   ehxibitions                   about



Looking for the edge - Lorenzo Papanti


Looking for the edge of an object or of a subject means assign it an identity and recognizing its features according to a scheme that is present in the mind of the observer. Does an hair, detached and fallen on the ground, move or expand the identity of the subject? Where does the chair end, where does the human start?
According to quantum physics, the edges of the material elements aren't sharp, but imprecise like a statistical ondulation of the particles that compose them: on a molecular scale, the blade of a knife is imprecise and fluctuating as the edge of the ocean.*

Through  a VR device, in "Looking for the edge" I transmit to my mind the amplified image of my own edges and the limits of the objects that border with me, thanks to a electron microscope. I find hard to recognise myself ih those details, even nauseating, which are not part of the image that neither I nor others have of me. If it was possible to magnify more and more, up to level of particles, I will find nothing of tangible... Where I am then? Do I exist? What remain would only be empty interactions between quanta of energy, which they wouldn't distinguish my skin from the skin of the chair on which I'm sitting on.

*from "Helgoland", of Carlo Rovelli.


Ricercare il limite di un oggetto o di un soggetto significa assegnargli un'identitą, riconoscerne le caratteristiche in accordo a uno schema presente nella mente del conoscitore. Un capello staccato, caduto a terra, sposta o amplia l'identitą del soggetto? Dove finisce la sedia, dove inizia la persona? Secondo la fisica quantistica i confini degli elementi materiali non sono netti, ma imprecisi come l'ondulazione statistica delle particelle che li compongono: a scala molecolare, il profilo di un coltello č fluttuante e impreciso come il bordo di un oceano*.

In "Looking for the edge",  tramite un casco VR trasmetto alla mia mente l'immagine amplificata dei miei stessi limiti e dei limiti degli oggetti con me confinanti, grazie ad un microscopio elettronico. Io stesso stento a riconoscermi in quei dettagli, anche rivoltanti, che non rientrano dell'immagine che nč io nč gli altri hanno di me. Se fosse possibile ingrandire sempre di pił, fino al livello delle particelle, arriverei a non trovare nulla di concreto... dove sono quindi? Esisto? Quello che resterebbe sarebbero solo vuote interazioni tra quanti di energia, che non riuscirebbero a distinguere la mia pelle da quella della sedia sulla quale sono seduto.

* da "Helgoland", di Carlo Rovelli.


© Lorenzo Papanti - 2021